Stoccare l’energia sarà più semplice in futuro. È stato infatti scoperto un nuovo tipo di grafene, materiale ottenuto dalla grafite, con pori tridimensionali grazie ai quali si potrebbero rendere più efficienti i dispositivi per immagazzinare l’energia usati in telefoni cellulari e veicoli elettrici. Ma anche nei sistemi che producono energia fotovoltaica ed eolica. Il nuovo materiale, che agisce come una spugna superassorbente in grado di “inzupparsi” di cariche elettriche, è descritto sulla rivista “Science” da un gruppo di ricerca americano coordinato da Rodney Ruoff, dell’università del Texas.
Il grafene conduce elettroni molto più velocemente del silicio, il materiale oggi più usato nell’elettronica. E i ricercatori sono riusciti ad accelerare ulteriormente la velocità con la quale il grafene accumula e rilascia elettroni. Hanno immerso piastrine di questo materiale, formate da sottilissimi fogli di carbonio dello spessore di un atomo, nell’idrossido di potassio. Il trattamento ha generato nel materiale una rete di pori del diametro di circa 5 miliardesimi di metro che, rilevano gli scienziati, hanno aumentato la superficie del materiale. Quest’ultimo ha acquisito così una capacità di accumulare energia maggiore rispetto ai materiali usati oggi per costruire i dispositivi per immagazzinarla, chiamati supercapacitori.
Questi dispositivi, spiegano gli esperti, sono simili alle batterie perché come queste sono in grado di accumulare e rilasciare energia. La differenza con le batterie è però nella velocità di rilascio delle cariche elettriche, più rapida nei supercapacitori. È grazie a questa proprietà che i dispostivi sono usati nei veicoli elettrici e nei sistemi che producono energia fotovoltaica ed eolica, che richiedono un rapido rilascio di elettricità.
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