Obiettivo 2012. Da Cancun, riparte la lotta al riscaldamento globale che, si spera, possa trovare una dimensione definitiva a Durban, in Sudafrica, dove, si terrà la prossima Conferenza Onu sul clima, tra due anni, appunto. Ma l’accordo che, nella città messicana, i 194 paesi presenti sono riusciti a raggiungere è di rilievo: su Kyoto, si riconosce la necessità di ridurre le emissioni di gas a effetto serra dal 25 al 40% al 2020, come raccomandato dal Gruppo intergovernativo di esperti sul riscaldamento globale (Ipcc) per fare in modo che la temperatura globale non aumenti oltre i due gradi. Secondo il testo, le parti devono completare il loro lavoro e adottare i nuovi obiettivi il più presto possibile, in tempo per scongiurare un “vuoto” tra il primo periodo di Kyoto, che termina a fine 2012, e il secondo.
Sul fronte del testo generale, invece, si confermano le previsioni della vigilia: subito 30 miliardi per il periodo 2010-2012 per aiutare i paesi in via di sviluppo. Si rilancia sulla necessità, poi, di una mobilitazione di 100 miliardi di dollari l’anno fino al 2020. Da rilevare la creazione di un fondo verde, ancora non quantificato, da gestire attraverso un comitato di 40 membri, 15 dei paesi industrializzati e 25 dei Paesi in via di sviluppo. A favore dei testi Usa, India, Cina e Giappone (aveva mostrato una posizione negativa sulla prosecuzione di Kyoto), tra i protagonisti in questo negoziato messicano.
Il tutto, al termine di dodici giorni di serrati negoziati, cominciati il 29 novembre scorso. “I documenti approvati -ha detto con forza la presidente della Conferenza, la messicana Patricia Espinosa- sono il risultato di un processo negoziale collettivo. In nome di quella trasparenza su cui abbiamo puntato per distinguere nettamente questo summit da quello di Copenaghen”. “Entro il 2015 -ha poi commentato il ministro italiano dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo- bisognerà comunque trovare la strada per andare avanti. Da qui ricomincia un cammino che non sarà semplice”.
Un capolavoro di diplomazia, dicono in molti. Che guarda in avanti ma che, nel frattempo, ha già ottenuto dei risultati: la Cina ha accettato i criteri di trasparenza nei controlli sulle emissioni di gas-serra che per gli Stati Uniti costituivano una precondizione indispensabile per la trattativa e ha aperto alla possibilità di impegni vincolanti per la fine del decennio. L’India ha adottato una posizione simile. I paesi schierati sulle posizioni più radicali hanno, alla fine, ritrovato lo spirito del multilateralismo e la disponibilità a creare meccanismi più efficienti per il trasferimento di tecnologie pulite.
Per arrivare a un impegno vincolante si è insomma scelta dunque l’unica strada, in questo momento, percorribile: ogni paese indicherà volontariamente lo sforzo che è disposto a fare. Ma la somma degli sforzi finora indicati dà un taglio delle emissioni che è circa la metà di quello considerato necessario dai climatologi delle Nazioni Unite (Ipcc). Serviranno dunque altre due mosse. La prima è incassare le cambiali già firmate rendendo obbligatori questi impegni in un accordo da siglare il prossimo anno. La seconda è rilanciare spingendo sulla green economy e magari ricorrendo anche a una carbon tax.
Fonte: by Energie Sensibili
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