Autarchia energetica, pulita e democratica a Prato dello Stelvio

A Prato allo Stelvio i cittadini riuniti in cooperativa producono, con le rinnovabili, più del loro intero fabbisogno di elettricità e calore: mini idroelettrico, eolico, fotovoltaico e impianti a biomasse locali collegati ad un impianto di teleriscaldamento.

Gli ingredienti per un modello energetico più sostenibile a livello sociale e ambientale rispetto a quello dominante ci sono tutti.
Il paese, circa 3.400 abitanti in provincia di Bolzano, gestisce da sé impianti e rete elettrica attraverso una cooperativa che coinvolge praticamente tutti gli abitanti, risparmiando sulla bolletta e creando ricadute positive per l’economia locale.

Proprio la posizione geografica, relativamente isolata, è l’handicap che gli abitanti di Prato hanno trasformato in virtù. Nel 1925 la rete elettrica nazionale non serviva ancora il comune ed è allora, con una piccola centrale idroelettrica da 80 kW, che è iniziata l’esperienza di autarchia energetica partecipata. Da allora il paese gestisce in completa autonomia la propria energia attraverso una cooperativa di cui sono soci praticamente tutti gli abitanti (il 90% delle utenze allacciate).

Di proprietà della cooperativa, oltre agli impianti di produzione da rinnovabili, è anche la rete elettrica, che si interfaccia con quella nazionale per prelevare energia in certi momenti e per vendere il surplus.

A produrre più energia di quella che il paese consuma – ben il 39% il surplus elettrico annuo – è un mix di fonti rinnovabili ben assortito, che sfrutta al meglio le potenzialità offerte dalla posizione geografica del paese, sovrastato dal ghiacciaio dello Stelvio e circondato da boschi e da pascoli: idroelettrico, centrali alimentate con biogas e biomasse di produzione locale, ma anche eolico e fotovoltaico.

Fiore all’occhiello del sistema energetico sono gli impianti a biomassa, che producono sia elettricità che calore per l’impianto di teleriscaldamento che serve l’85% del territorio comunale. A fornire l’energia primaria quasi esclusivamente biomassa di provenienza locale.
Dei 4 impianti di cogenerazione, due funzionano con cippato (oltre la metà dell’energia primaria del sistema) proveniente per il 40% dai boschi comunali e per resto dagli scarti delle segherie della zona; un altro è alimentato con il biogas prodotto in loco a partire dalle deiezioni animali dei molti allevamenti; mentre un impianto a olii vegetali – in parte acquistati in italia tramite filiera certificata e in parte ottenuti anche riutilizzando gli olii di frittura degli alberghi locali – viene acceso solo quando il fabbisogno energetico è più alto, ossia d’inverno.

Impressionante l’efficienza ottenuta con questo sistema di cogenerazione. Ogni forma di calore proveniente dagli impianti viene recuperata e re-immessa nel sistema di teleriscaldamento usando anche due pompe di calore per tenere alta la temperatura: si ottiene così un rendimento di oltre l’85%.

A completare il mix energetico di questo paradiso delle rinnovabili non mancano poi eolico e fotovoltaico: due turbine da oltre un megawatt ciascuna, situate nella vicina località di Malles sono gestite in compartecipazione con altre cooperative di comuni vicini, mentre per quel che riguarda il solare, a dispetto della latitudine, Prato allo Stelvio conta installazioni da record. Si vedono pannelli ovunque, sulle case e sopra ogni capannone della non piccola zona industriale.

Ci troviamo di fronte ad un sistema energetico efficiente, pulito e all’avanguardia. E che non si limita a dare benefici ambientali: i soci-utenti della compagnia elettrica del paese pagano l’elettricità (la sola componente energia) il 30-35% in meno rispetto al prezzo corrente (quello fissato dall’Autorità) e scaldare le case del paese – peraltro quasi tutte ristrutturate all’insegna dell’efficienza energetica o costruite in modo da ottenere la cerificazione energetica ‘Casa Klima’ nelle classi più alte – con il teleriscldamento a biomassa costa 7,1 centesimi a chilowattora termico: circa la metà rispetto al gasolio che è l’alternativa disponibile in zona.

Gli utili che la società elettrica del paese fa vendendo l’elettricità e anche grazie agli incentivi vengono in parte redistribuiti tramite questi sconti per gli utenti-soci, e per il resto reinvestiti negli impianti. La differenza evidente è che in un sistema basato sui grandi impianti a fonti fossili, i soldi della bolletta vanno a petrolieri vari o grandi company che li investono spesso altrove. Qui  invece restano sul territorio: negli stipendi di chi lavora nella gestione degli impianti o nella filiera della biomassa; come alla cooperativa di 50 allevatori che arrotondano il loro reddito producendo il biogas con le deiezioni delle mucche.

Fonte: QualEnergia
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