Il progetto originario è nato all’Università di Hull, in Inghilterra. E ora è stato sviluppato a quattro mani da due player privati – uno olandese, l’altro inglese – del mondo delle rinnovabili. Stiamo parlando di Proteus, un prototipo tecnologico capace di sfruttare l’energia delle maree e produrre circa un milione di chilowattora elettrici l’anno.
L’apparecchio è una sorta di catamarano largo 14 metri, lungo 20 e pesante 150 tonnellate. Al centro dello scafo è situata una turbina ad asse verticale di 6 metri per 6, collegata a due generatori di corrente continua. Sarà ormeggiato in modo da minimizzare l’impatto ambientale, spiegano gli ideatori, e sfruttare sia le correnti di alta marea sia quelle di bassa marea. I primi test saranno condotti nelle acque dell’Humber, nell’Inghilterra centro-orientale.
Insomma, lo sfruttamento della forza del mare per produrre energia è ormai realtà. Tanto che la road map europea dell’energia oceanica 2010-2050, pubblicata dall’Associazione europea di settore, prevede che – con politiche adeguate di sostegno – la produzione di energia marina potrebbe passare da 3,6 gigawatt, previsti nel 2020, a 188 gigawatt nel 2050.
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