Un tetto “camaleonte”, in grado cioè di cambiare colore con le stagioni, diventando scuro di inverno e chiaro d’estate, potrebbe rivoluzionare la bioedilizia dando inizio a una nuova generazione di edifici molto più efficienti. Il segreto è una copertura “intelligente” fatta con l’olio fritto proveniente dai fast-food.
Qualche tempo fa il segretario all’Energia, Steven Chu, aveva chiesto agli americani di dipingere di bianco i tetti delle proprie case per ridurre il consumo di elettricità legato alla climatizzazione. Il bianco, si sa, riflette i raggi del sole. Ma d’inverno come si fa?
A questo problema sembra porre rimedio il materiale intelligente sviluppato dall’United Environment & Energy (Uee), società statale con sede a Horseheads, nello Stato di New York, e presentato domenica a un meeting dell’American Chemical Society. Le sue caratteristiche – spiegano i ricercatori dell’Uee – consentirebbero una riduzione della temperatura di superficie del tetto dal 50 all’80 per cento d’estate o al contrario un aumento fino all’80 per cento d’inverno.
La temperatura esterna modifica, infatti, le proprietà ottiche del rivestimento polimerico ottenuto dall’olio fritto trasformandolo in una superficie “riflettente” o “assorbente” a seconda dell’altezza della colonnina di mercurio. L’olio di scarto però è solo uno degli ingredienti. Massimo riserbo da parte dei ricercatori sul resto della ricetta e sul processo con cui viene ottenuto questo polimero speciale.
Al momento, l’innovativa copertura è infatti ancora in fase di sperimentazione. Ma Ben Wen, vice presidente dell’Uee, spera di poterla sviluppare abbastanza in fretta per lanciarla sul mercato entro i prossimi tre anni a prezzi molto competitivi con quelli delle attuali coperture. Uno dei problemi potrebbe essere, tuttavia, la resistenza del materiale alle intemperie e all’inquinamento atmosferico urbano.
Ma i ricercatori dell’Uee stanno lavorando per superare i suoi attuali limiti. Il beneficio ambientale sarebbe enorme. Non solo per il risparmio di energia e la riduzione di CO2, ma anche perché si eviterebbe di disperdere nell’ambiente milioni di litri di olio di scarto che troverebbero così una nuova vita.
Fonte: Zeroemissioni.Tv
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